PROGETTO EDUCATIVO
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Paragrafo 11

PROGETTO EDUCATIVO GOSS PALLAVOLO - LO SPORT IN ORATORIO:

Nelle pagine che seguono viene presentato il nuovo progetto educativo della G.O.S.S. ASD

(Gruppo Oratorio Sportivo Solese - Associazione Sportiva Dilettantistica). Partendo da un processo

di verifica del cammino percorso negli anni precedenti, che ha coinvolto genitori, atleti, allenatori e

dirigenti, si è giunti alla formulazione del presente progetto educativo, che costituirà il riferimento

del nostro operare nell'ambito sportivo per i prossimi anni.

Questo gruppo sportivo oratoriano è attivo da più di 30 anni poiché nasce nel settembre del 1976,

sotto la guida spirituale dell'allora coadiutore Don Cesare, con lo scopo di far incontrare con lo

sport i giovani del paese e dar loro la possibilità di conoscersi all’interno di una dimensione

cristiana qual’ è l’oratorio.

La premessa:

La G.O.S.S. Asd, facente parte della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Cascina del Sole di

Bollate, pone come principio regolatore delle sue attività un'aperta accoglienza nella diversità di

valori e credenze delle persone che incontra, indipendentemente da razze, religioni, convinzioni

politiche. La società, promuove lo sport della Pallavolo, inoltre è aperta a promuovere altre

discipline sportive (podistica, etc …) nella misura in cui ci siano degli allenatori disponibili,

e degli spazi-strutture adeguati.

Attraverso lo sport si cerca di educare i ragazzi ai valori umani e cristiani importanti per una

crescita matura e responsabile. Lo sport, e lo sport di squadra in particolare, è una delle forme più

efficaci di socializzazione: ciascun individuo ha il proprio modo di giocare, il proprio ruolo ed è al

servizio degli altri. La pratica sportiva può assumere una rilevante valenza pedagogica se intesa

correttamente e non a fatto agonistico o a semplicemente riempitivo del tempo libero. Significativi

elementi educativi dello sport possono essere individuati nel campo dello sviluppo psicofisico e

delle relazioni interpersonali, nei comportamenti che chiedono sacrificio di sé, impegno, lealtà,

autocontrollo, perseveranza nel raggiungere un obiettivo, nella gratuità, nella valorizzazione della

salute e dell'accettazione della propria corporeità e nel disinteresse di chi coglie nello sport

un’occasione per migliorare sé e gli altri.

In questa prospettiva l’oratorio promuove l’attività sportiva come un servizio alla vita dei ragazzi e

dei giovani, nell’ambito dell’attenzione che la Chiesa ambrosiana riserva allo sport.

Si fa sport in Parrocchia, in Oratorio perché nello sport si cerca di educare una persona alla

conoscenza di sé, al rapporto con gli altri e con la realtà e il mondo che lo circonda.

Non crediamo che lo sport sia solamente un servizio da "tappa - buchi" da effettuarsi in mancanza

di altro, né che abbia l'obiettivo di "tener buoni" i ragazzi narcotizzandoli.

Lo sport è fondato su una dimensione comunitaria perché la squadra è un gruppo dove ciascuno può

essere accolto ed accogliere, può trovare il proprio posto, può svolgere la propria funzione e

comprendere le proprie potenzialità e limiti, imparare a rapportarsi con altri, essere stimolato ad

assumersi le proprie responsabilità, esprimere creatività personale, apprendere il rispetto delle

regole, riconoscere le sfide ed discernere quali accettare e quali evitare.

Inoltre è importante aiutare i ragazzi a non chiudersi nello sport ed andare oltre lo sport stesso per

scoprire il significato ed il valore di vita legato ad esso.

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1. Introduzione

Il mezzo che noi utilizziamo per realizzare tale obiettivo è lo sport: in particolare la pallavolo intesa

come un'attività educativa gratificante, festosa e socializzante.

Lo sport, e lo sport di squadra in particolare, è una delle forme più efficaci di socializzazione:

ciascun individuo ha il proprio modo di giocare, il proprio ruolo ed è al servizio degli altri.

Il metodo da noi utilizzato è l'approccio didattico-educativo non direttivo, rivolto alla persona

nella sua globalità piuttosto che alle sue sole caratteristiche motorie. Accostare la parola educativo

alla parola progetto significa trasmettere in questo l'idea che il processo educativo non ha mai fine e

l'uomo è sempre educabile dentro ogni età.

Educare significa incontrare l'altro senza pregiudizi e porsi come figura di riferimento che

accompagni lungo il percorso sportivo senza forzare la naturale crescita personale.

Quindi educare significa partire dalla realtà dell'atleta e del gruppo e seguire un progetto, che

comprenda:

- Attenzione all'età: è una prima forma per curare la crescita tecnico-umana del ragazzo.

Perciò la scansione del cammino sportivo si manifesta nella suddivisione dei gruppi per età e

capacità motorie (minivolley, under 12, under 14, under 16, etc.) ed attenzioni

specifiche sia dal punto di vista tecnico che educativo. È opportuno scandire i passaggi di

età accompagnando i ragazzi nella nuova esperienza tra i più grandi senza cadere in rigidità

e prestando attenzione ai cambiamenti nelle dinamiche personali e di gruppo.

- Attenzione alle diverse situazioni che i ragazzi si trovano a vivere nelle realtà esterne alla

società sportiva (la famiglia, la scuola, l'oratorio, altri sport etc.). E' importante aiutare a

comprendere il valore dello studio e valorizzare le competenze acquisite, accogliere ragazzi

che si trovano in situazioni familiari difficili o precarie, sostenerli e rispettarli nei loro

percorsi di crescita.

- Attenzione al rapporto con i genitori: i genitori sono le prime ed insostituibili

figure educative e solo da un reale coinvolgimento può nascere un cammino educativamente

significativo; perciò si ritiene opportuno che s'instauri un buon legame di collaborazione e

conoscenza al fine di intervenire con unità di intenti ed in maniera trasparente nei confronti

del ragazzo.

- Attenzione a situazioni di marginalità : particolare attenzione va posta a chi si presenta nello

sport vivendo violentemente i propri disagi della crescita ponendosi in un ruolo provocatorio

e trasgressivo. È importante riconoscere il disagio giovanile come espressione di stati

d'animo e sofferenze interiori spesso troppo grandi per poter essere gestite autonomamente

e, perciò, come richiesta di aiuto gridata con violenza. È necessario in questo campo ribadire

la fiducia che poniamo in ogni persona e valorizzare le competenze che esprime nell'ottica

educativa.

In quanto agente educativo in ambito sportivo accogliamo i ragazzi e li formiamo al fine di aiutarli

a "tirar fuori" (e-ducere) potenzialità umane e tecniche che li caratterizzano: la palestra non è il

luogo del Catechismo, ma è un luogo in cui si trasmettono valori che aiutano l'apertura ed il

confronto nel clima di fraternità che favorisce una crescita rispettosa verso tutti.

Nessun educatore, che sia dirigente o allenatore, potrà trasmettere ai più giovani gioia, pienezza,

grinta e forza, se lui per primo non sente propri tali valori, ma vive l'impegno come fatica e peso e

sente di non ricevere nulla dal proprio ruolo.

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Per evidenti motivi la figura educativa che resta per la maggior quantità di tempo a contatto con i

ragazzi è l'allenatore.

Egli deve avere piena consapevolezza del suo ruolo e si può definire "alleducatore".

La formazione tecnica degli "alleducatori":

se l'alleducatore è il principale responsabile della crescita del gruppo-squadra e di ogni suo

componente, deve essere quindi una persona responsabile, che abbia già affrontato le problematiche

professionali, almeno dal punto di vista teorico, con studi (corsi) adeguati.

Inizialmente è opportuno che si concentri solo sugli aspetti tecnico-tattici seguendo un gruppo già

formato, con anni di esperienza di lavoro insieme, che abbia già affrontato i diversi stadi della

crescita e sia giunto ad un equilibrio interno; successivamente potrà guidare gruppi neo formati

applicando le conoscenze didattiche, tecniche e tattiche in suo possesso, ma considerando la

delicata fase dello sviluppo della personalità del ragazzo.

Ogni allenatore è un educatore e cioè cerca di costruire con ogni ragazzo che gli è affidato un

rapporto di fiducia e di amicizia teso a far crescere la persona nella conoscenza di sé (dei propri

limiti e delle proprie doti), nel rispetto degli altri e nel desiderio di costruire legami di amicizia e di

fraternità con tutti, nel cogliere le opportunità positive che offre la vita attraverso lo sport.

Ogni allenatore è chiamato a superare ogni forma di autoritarismo (costringere a far le cose con la

forza) e ogni forma di permissivismo e complicità (lasciar fare ai ragazzi tutto quello che vogliono

purché non se ne vadano via). E' chiamato a diventare educatore autorevole facendo ai ragazzi con

determinazione e convinzione proposte positive, puntando sulla bontà delle proposte, sulla pazienza

e intelligenza delle spiegazioni, e soprattutto sulla invincibile arma della testimonianza.

Ogni allenatore offre un servizio libero e gratuito come esperienza di volontariato e come esercizio

di dono e di cura educativa verso le nuove generazioni.

Ogni squadra è seguita da due o tre allenatori e da alcuni adulti dirigenti e accompagnatori.

Da qui alcune attenzioni:

educare alla gratuità: con lo sport la persona può cogliere questa dimensione fondamentale

dell'esistenza. La pratica dello sport introduce alla gioia e alla bellezza della vita e dello stare

insieme;

educare all'agonismo: al centro sta l'osservazione non del "se si possa", ma del "come si debba"

competere e vincere o perdere. Occorre passare dalla logica dell'avere a quella dell'essere. E'

necessario operare il passaggio dal mito della vittoria, del superamento, dell'eliminazione

all'emulazione che tende al risultato senza farne il valore principale e decisivo;

educare alla sconfitta: imparare a perdere senza considerarsi perdenti; da questo dipendono in

larga misura l'equilibrio emotivo e la tenuta di personalità del soggetto. E' necessario educarsi a

riconoscere i limiti e le cadute di forma, senza farne una tragedia, ma accogliendoli serenamente

come segni concreti della precarietà umana;

educare alla vittoria: al di là dell'euforia del momento, la vittoria genera carichi di responsabilità

che troppo spesso si risolvono in esaltazione illusoria. La ponderazione, il senso del limite e la

relativizzazione del successo dono importanti nell'azione educativa.

E’ considerazione comune che, per un buon funzionamento del gruppo sportivo, non è solo

necessario individuare una serie di regole da imporre e far rispettare, ma è forse ancora più

importante creare un clima che coinvolga tutti gli operatori e gli iscritti e che si basi sul rispetto

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reciproco, sulla disponibilità a collaborare, ma soprattutto infondere e valorizzare un vero e proprio

spirito di squadra.

Da qui alcune attenzioni:

- favorire una proposta educativa completa, armonica e rispettosa delle priorità educative della

formazione cristiana e delle opportunità iscritte dentro le attività sportive;

- coordinare tempi e spazi della proposta educativa dei ragazzi e dei giovani (non sovrapporre i

momenti di catechesi e gli allenamenti; non sovrapporre le giornate formative organizzate per la

maturazione cristiana con le partite e le Domeniche dell'animazione con le Domeniche del Gruppo

Sportivo);

- favorire una conoscenza e un lavoro di gruppo-confronto fra allenatori, catechisti, Consiglio

Pastorale, Consiglio Oratorio e Parroco

- coinvolgere i genitori dei ragazzi con degli incontri informativi e formativi;

- esprimere in alcuni momenti dell'anno (Festa dell'Oratorio, Festa Patronale etc...) il rapporto fra

Parrocchia, Oratorio e Gruppo Sportivo GOSS;

- presenza di alcuni adulti/giovani della GOSS nel Consiglio Pastorale;

2. Le linee guida della Società

La G.O.S.S. è una società sportiva composta da "persone " che collaborano gratuitamente per il

raggiungimento di un obiettivo attraverso un mezzo condividendo un metodo.

2.1 L'obiettivo

L'obiettivo principale è la crescita personale e tecnica dei giovani, tramite l'insegnamento di un

corretto rapporto con il proprio corpo, di acquisizioni tecnico-tattiche ed un'educazione allo sport ed

ad un sano agonismo da trasfondere sia nella pratica sportiva che nella vita quotidiana.

Cosa vogliamo offrire attraverso la Pallavolo?

Il nostro intento è educare con lo sport. Vogliamo offrire a bambini e ragazzi un'occasione di

crescita, ponendoci al fianco di genitori, insegnanti ed altri agenti educativi come figure di

riferimento, senza alcuna pretesa di sostituzione, ma in qualità di incentivo all'emersione delle

capacità individuali e sociali del ragazzo.

Riteniamo di importanza primaria il lavoro in rete con la famiglia, la scuola, il catechismo ed altre

attività che il ragazzo s'impegna a portare avanti e collaboriamo affinché i ragazzi imparino a

gestire la loro giornata tra gli impegni quotidiani ed apprendano ad organizzare il proprio tempo tra

le diverse realtà a cui partecipano.

2.3 Il metodo

Il metodo da noi utilizzato è l'approccio didattico-educativo non direttivo, rivolto alla persona nella

sua globalità piuttosto che alle sue sole caratteristiche motorie. Per noi insegnare lo sport non è solo

allenare ed allenare non significa addestrare.

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Purtroppo non basta frequentare un corso per essere educatore e siamo consapevoli che la

formazione degli operatori - educatori sia un percorso lungo e complesso.

Di conseguenza, riteniamo basilare che l'attività sportiva, proprio perché riconosciuta con valenza

educativa, non possa essere affidata a qualcuno che abbia il semplice "pallino" della pallavolo, ma

sia animata da allenatori e dirigenti che siano veri educatori, motivati, generosi, disponibili

all'ascolto ed alla formazione come persone in crescita.

3. Il progetto educativo

Per educare occorre partire dalla realtà delle persone che si hanno di fronte: è necessario avere in

testa un progetto educativo che risponda alle domande "A quale uomo vogliamo tendere?" e "Verso

quali valori dirigiamo il nostro servizio?".

Per rispondere a tali domande è necessario conoscere le esigenze ed i bisogni dei ragazzi o dei

giovani che accompagniamo, anche per rispettare il presupposto di educazione a partire dalla realtà

giovanile.

Perciò, la domanda è "cosa ricercano i bambini ed i ragazzi nello sport?"

I ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, ricercano se stessi in un ambito dove poter crescere e

scoprirsi nelle proprie qualità e nei propri limiti. Hanno bisogno di una conferma della loro persona

e se ciò avviene in un ambito dove non è dovuta e non è d'obbligo, è più gradita. Tale ricerca è

ambigua perché da un lato porta ad un'esasperante attenzione a se stessi e rende i ragazzi

adolescenti ansiosi verso la propria immagine, verso le proprie prestazioni, comprese quelle

sportive. D'altro canto la loro età talvolta li porta a non vedere lo sport come un impegno che può

chiedere sacrifici e fatiche, ma come un qualunque passatempo, che si può affrontare con

superficialità ed incostanza e può essere abbandonato in ogni momento.

La ricerca di amicizia e di un gruppo è positiva e rende sicuri e più forti, rispondendo al bisogno di

appartenenza; l'amicizia pone spesso in secondo piano l'interesse per lo sport, per cui si fa sport per

stare insieme, per divertirsi e giocare. Ciò non significa che questo venga svolto senza interesse e

serietà, ma semplicemente che attraverso la pallavolo, seriamente praticata , si scoprono rinnovati

valori e forti legami di squadra che sollevano dall'affrontare da soli vicende emotive o tensioni

personali extra - palestra.

È utile riconoscere il ruolo della cosiddetta "valvola di sfogo" per la voglia di competere e di

misurarsi divertendosi, incanalando l'aggressività e la frustrazione dell'età. Spesso lo sport

rappresenta quell'occasione in più quando un ragazzo si trova a disagio in altri ambiti della propria

vita (scuola, famiglia etc.): in questo caso la pallavolo serve a controbilanciare il senso di fallimento

o di impotenza sperimentato in altre situazioni e facilita l'auto-realizzazione.

Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo rinforza il senso di appartenenza alla squadra, che diviene il

luogo in cui trovare un posto, svolgere la propria funzione, potersi rapportare con altri, essere

stimolato ad assumersi la proprie responsabilità. L'importante è che tale appartenenza non si

trasformi in rigidità e formalità: non significa ricoprire il solo ruolo dell'atleta e del giocatore, ma

porsi in relazione ed in gioco come persona.

Il rapporto del ragazzo e del giovane con il proprio corpo è un aspetto importante della crescita:

attraverso lo sport, le amicizie, il senso di appartenenza rinforzato spesso all'interno dello

spogliatoio si lavora per trasmettere un'equilibrata cultura del fisico. Gli educatori ed i compagni di

squadra in questo rappresentano importanti riferimenti e possibilità di confronto reale e veritiero.

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Quindi attraverso la pallavolo "Quale persona vogliamo formare?":

* Rispettoso delle regole

* Responsabile di se stesso

* Con caratteristiche personali rafforzate, che lo qualifichino

* Fiducioso nelle proprie capacità

* Capace di stare in relazione con altri e di scoprire la ricchezza dello stare insieme

* Felice di collaborare con gli altri

* Curioso della vita

* Consapevole dei propri limiti e desideroso di superarsi con fatica ogni giorno

* Generoso e capace di accoglienza

* Libero

Vogliamo quindi favorire un'esperienza di personalizzazione in un contesto comunitario, dove

diversità non sia motivo di separazione o emarginazione, ma occasione di arricchimento reciproco.

Lo sport è fondato su una dimensione comunitaria perché la squadra è un gruppo dove ciascuno può

essere accolto ed accogliere, può trovare il proprio posto, può svolgere la propria funzione e

comprendere le proprie potenzialità e limiti, imparare a rapportarsi con altri, essere stimolato ad

assumersi le proprie responsabilità, esprimere creatività personale, apprendere il rispetto delle

regole, riconoscere le sfide ed discernere quali accettare e quali evitare.

Vogliamo inoltre aiutare e indirizzare i ragazzi/e-atleti che credono nel "tutto mi è dovuto" e " che

devo possedere ciò che mi deve essere dato" che, a chi gioca con noi, viene detto che "non tutto è

dovuto, ma è giusto che impari a guadagnarsi qualcosa con fatica e si conosca il prezzo del

sacrificio e del rifiuto".

Per poter tendere alla realizzazione degli obiettivi che ci siamo preposti in quanto società sportiva è

necessario che ci siano valide figure o di tecnici preparati o di dirigenti, dove per dirigente s'intenda

principalmente, ma non esclusivamente, la funzione ed il ruolo di accompagnatore, cioè il

rappresentante della società che vive più a contatto con la squadra.

Il tecnico ed il dirigente sono entrambi operatori sportivi, ma hanno figura e ruoli diversi e ben

distinti: l'allenatore insegna la tecnica del gioco, cura la preparazione fisica degli atleti.

Il dirigente si occupa degli aspetti logistici e gestionali della squadra, svolge le pratiche

burocratiche. E’ fondamentale che entrambe le figure operino in sintonia nell'azione educativa.

Insieme cooperano e gestiscono il gruppo-squadra, dividendosi alcuni compiti, confrontando le

proprie opinioni e decidendo insieme le condotte da tenere.

Quindi l'operatore sportivo nella G.O.S.S., che sia allenatore o dirigente, in ogni caso deve saper

interpretare due diversi ruoli:

* educativo, al fianco dei ragazzi come figura di riferimento,

* tecnico per quelle che sono le sue specifiche competenze.

Come detto è fondamentale che entrambe le figure operino in sintonia nell'azione educativa.

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4. Attenzioni e priorità per i prossimi anni

1. Continuità delle riunioni del Consiglio Sportivo e cura del metodo dell'incontro (riunioni tutti

insieme, ecc.);

- confronto e incontro coi genitori dei ragazzi;

- iniziative comuni che esprimano la visibilità del Gruppo Sportivo (giornate GOSS) e il legame

stretto con la Parrocchia/Oratorio (esprimere qualche iniziativa dentro la festa dell'Oratorio di fine

settembre, Tornei ecc.);

- cura delle strutture (Palestra, Campo dell’oratorio, Sede, Maglie e Borse ecc.);

- cura e programmazione delle spese dei prossimi anni (bilancio economico).

2. Un secondo strumento estremamente importante è L’ESEMPIO che i dirigenti e gli allenatori

devono trasmettere ai ragazzi. Non si può chiedere serietà e lealtà ai ragazzi se prima non vengono

dimostrati. L’allenatore, soprattutto, riveste un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli

obiettivi che ci siamo dati: è la persona che è a diretto contatto con i ragazzi, è il loro primo punto

di riferimento. Quindi è chiaro che un ruolo così impegnativo deve essere supportato dalla dirigenza

attraverso un confronto costruttivo e non di delega. Sarà compito della dirigenza ascoltare,

incoraggiare, difendere, sostenere e seguire da vicino ogni singolo allenatore. L’allenatore a sua

volta deve rendersi disponibile a partecipare ad incontri formativi che lo aiutino ad assumere il

ruolo che riveste e che lo renda più credibile di fronte ai ragazzi aumentandone la stima e la fiducia.

3. La dirigenza ha il preciso compito di mettere a disposizione tutte le strutture necessarie per lo

svolgimento degli allenamenti e delle partite, favorire preparazioni particolari agli allenatori agli

arbitri, ai segnapunti, e definire le regole che devono essere rispettate nello svolgimento delle

competizioni, tra le quali garantire che non si verifichino episodi violenti, imponendo agli allenatori

di mettere in atto sospensioni dei giocatori ed, eventualmente, in caso estremo, la squadra completa.

Nel caso fossero coinvolti i giocatori della squadra ospite, segnalare a chi di competenza i fatti non

conformi alla logica sportiva.

4. Utilizzare tutte le strutture messe a disposizione della società per aumentare le capacità e le doti

atletiche dei ragazzi.

5. Insegnare agli allenatori come comportarsi in caso di incidenti fisici durante le attività sportive

dando in dotazione un pronto soccorso.

6. Impegno primario dell’allenatore è seguire la crescita dei ragazzi confrontandosi costantemente

con gli educatori più adulti e con le altre realtà educative dell’Oratorio.

7. Riscoprire il ruolo del capitano della squadra non scelto a caso, ma tra le persone che si sono

distinte per impegno e disponibilità in modo che diventino esempio per gli altri.

8. Gli allenatori devono affidare ai ragazzi secondo le loro capacità incarichi di sempre maggior

responsabilità, quali sistemazione delle attrezzature, cura dei calendari e delle classifiche, cura del

sito web e altro ancora….

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